Fango e Capodanno

Date le festività di Gesù, avevo posto in cima alla mia pila di libri due opere decisamente natalizie. Il Canto di Natale di Dickens e Fango di Ammaniti.
Dickens come ogni volta, passata l’ilarità del momento nel rileggere Scrooge, non è riuscito a regalarmi la magia del natale, sarebbe stato troppo romantico riuscirvi…lo perdono! (Del resto parliamo di Dickens…non di uno stronzo a caso, attenzione!)
Fango invece mi ha regalato per queste feste, le sue piccole perle nere di godimento animalesco e splatter, ambientate nella sua lussureggiante Roma.
Non a caso Ammaniti all’epoca dell’uscita di questi racconti era inserito fra gli scrittori della “gioventù cannibale” come li avevano bollati. Il libro ti fa sollazzare armoniosamente in un rigurgito di horror italiano, dove “rigurgito” è forse la parola più adeguata riguardo questi racconti.

Le storie di Fango ci trasportano in una realtà cruda tutta romana e prorompente. Come i romani stessi sono storie millantate, esasperate, sanguigne e sporche di tutta l’acredine e la follia che c’è a Roma. Sfogliandolo ti ritrovi davanti ad una Monica bellucci che ti spara con la fiocina e piscia nuda su un fuoco acceso, mentre una prostituta caga sul suo sottomesso e la contessa si vuole scopare il suo gigolò senza riuscirvi.
Si, se conoscete il racconto avete capito che il mio cervello ha tiltato… ebbene, non riesco mai a dividere il film dal racconto.

L’ultimo capodanno, Marco Risi 1998


L’ultimo capodanno è il racconto iniziale della raccolta, quello che mi ha convinto a rileggere il libro proprio mentre giungeva la fine dell’anno. Il film che ne hanno tratto è di Marco Risi, una pellicola corale che ha fra i protagonisti anche la sudetta Monica Bellucci vendicativa e scema, forse non un’opera d’arte indiscussa, ma un presente nero e delizioso ricolmo di attori e icone pop (non a caso ci sono anche Iva Zanicchi, Ettore Bassi, Beppe Fiorello, Alessandro Haber, Ricky Memphis e molti altri). Un meraviglioso spruzzo di vita non sense girato con precisione. Senza dimenticare che fra i tanti citati c’era anche un giovanissimo e sconosciuto Santamaria molti anni prima che diventasse il supereroe positivo delle periferie romane.

Nel racconto ci troviamo di fronte ad una serie di feste o festeggiamenti per il capodanno, che già solo così la trama risulta piuttosto terrificante. Vite che si intrecciano intorno a una palazzina, frasi che si rincorrono velocemente nello slang colloquiale, perversioni borghesi e paesaggi onirici regalati dalle allucinazioni per la colla e dalla marjuana.

Ma andiamo con ordine.

La Roma di Ammaniti è la città che diventa un po’ fantasy e gore, un po’ semplicemente disagiata e un po’ favolosa al contrario: come nel racconto “lo zoologo” dove lo studente zombie prosegue la sua meritata carriera accademica. – Credo che Ammaniti odiasse un bel po’ il mondo accademico, beh in fondo come fai ad amarlo?! –
“Ti sogno con terrore” è ambientato a Londra dove vive la protagonista, ma lascia una Roma sempre sullo sfondo riversando tutti i suoi miasmi di terrore. Per qualche momento in questo racconto quasi ci sembra quasi di trovarci di fronte ad una storia di Dylan Dog ben orchestrata, dove mente e realtà si fondono e si intrecciano generando mostri.

Le storie scorrono indisturbate fra le pagine con tutte le loro piccolezze, le torpitudini, i bassi livelli di degrado, la sporcizia, i topi, le contesse che squartano mummie di gatto putrefatte, e le puttane che adescano segaioli disperati e i segaioli che si innamorano di mostri macchinizzati.

Se non li avete letti starete pensando che il mio turpiloquio stia trascendendo a livelli inverosimili, allora vi consiglio di entrare crudelmente per un pomeriggio in questa realtà alternativa per capire che non mentivo a riguardo. In questa traslucida descrizione di vita intrecciata con visioni splatterose e spinte non vi attende nessuna morale, nessun buon sentimento e tanto meno nessuna pietà. Qui il sesso, gli omicidi, la mafia, la merda e il vomito si mischiano insieme in un lieve color grigio topo che vi regala quasi gli odori e le sensazioni di perduta speranza che brancolano per le vie della città.

Le scelte stilistiche non sono fra le più ricercate, ma questo lo sapevamo…la nostra gioventù cannibale non ambisce alle altezze leopardiane di una descrizione, qui vige il bisogno di addentare, sfogare e cagare fuori l’immagine cruda di una cagnetta da discoteca con un ombrellone ficcato in un occhio. Queste sono il genere di visioni sadiche e senza mezzi termini che troverete, flash inquietanti che compongono la costellazione di Fango. Non cercateci le metafore altisonanti, non leggeteci una banale critica alla società odierna o alla realtà delle periferie nelle metropoli…No, gli scrittori cannibali sono molto più crudi di questi patetici tentativi di bilancio costruttivo di fine anno.
Quando avrete concluso l’ultimo racconto che sotto sotto parla di amore, non vi passerà quel sapore ferroso che avete in bocca, e non vi passerà nemmeno l’idea che le parabole allucinogene narrate non siano in effetti così distanti dalla realtà della cronaca nera.
Ma non arrischiatevi a giudicare troppo e troppo presto questa messinscena signori…i cannibali reali che lasciano post su facebook in diretta dal parlamento, che fanno le parate nere nelle vostre città marciando, che vi dimostrano tutta la loro idiozia e bassezza, sono molto più molesti di queste brevi, volgari e feroci fantasie metropolitane.

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